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    <title>Rassegna Stampa</title>
    <link>http://www.basketscaligero.it/rassegna-stampa.aspx</link>
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    <item>
      <title>Proprio vero Romba, è tutto come prima</title>
      <link>http://www.basketscaligero.it/Blog/ViewPost.aspx?pageid=6&amp;ItemID=1172&amp;mid=80</link>
      <pubDate>Sat, 31 Jul 2010 05:59:36 GMT</pubDate>
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      <description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&laquo;&Egrave; tutto come prima, la stessa sede, le stesse persone&raquo;. Sono trascorsi otto anni e per RodolfoRombaldoni&nbsp;&laquo;&egrave; come tornare a casa&raquo;. In via Cristofoli, sede della Scaligera Basket, rivede le foto che lo ritraggono ragazzino, poi giocatore pi&ugrave; maturo sino ad essere titolare nell&rsquo;ultima stagione (2001-2002) prima del fallimento.<br />&laquo;MIRACOLO&raquo;. Ritrova le pagine de L&rsquo;Arena&nbsp;che ricordano le prime promozioni (&laquo;Vicenzi miracolo, la Cida ko a Porto S. Giorgio&raquo;: 25 maggio 1983; &laquo;Fantastico, la Vicenzi &egrave; in serie A&raquo;, 30 maggio 1983; &laquo;Citrosil nell&rsquo;Olimpo del basket&raquo;, 26 maggio 1986; &laquo;Guarda Glaxo, comincia la tua festa&raquo;, 23 marzo 1991), le foto che tramandono il ricordo di una serata stellare al PalaOlimpia con Scottie Pippen e Charles Barckley, l&rsquo;uno in maglia Stefanel (con De Pol, Meneghin, Fucka), l&rsquo;altro in giallobl&ugrave;; la locandina che presenta Mash-Crvena Zvezda Belgrado, gara-1 della finale di Coppa Korac (21 marzo 1998); le tante coppe conquistate (non la Korac perch&eacute; la societ&agrave; non fece nemmeno una copia: prevalse, infatti, la delusione per l&rsquo;uscita di scena al primo turno dei play off e, quindi, la mancata qualificazione a una coppa europea), i gagliardetti di partite storiche come quelle col Paok (la Glaxo di Blasone vinse a Salonicco, davanti a cinquemila tifosi bianconeri, interrompendo un&rsquo;imbattibilit&agrave; che durava da cinque anni) e col Barcellona.<br />Anche le persone sono quelle di un tempo, almeno nella maggior parte. Sono gli uomini del &laquo;capo&raquo;, di Andrea Fadini, il &laquo;braccio destro&raquo; del presidente Vicenzi, tutte persone che hanno il basket e la Scaligera nel sangue. Alcune sono rimaste l&igrave; anche negli otto anni fuori dal grande basket, a lavorare per tenere viva la fiammella della speranza, alimentata da Giuseppe Vicenzi con la Sanzeno prima, con il Basket Scaligero poi. &Egrave; il caso di James Tirelli, alla Scaligera dal 1992, allora come accompagnatore della squadra, con l&rsquo;impegno di organizzare trasferte e materiali e sostenere il rapporto con le istituzioni, poi come team manager. Prima era l&rsquo;&laquo;anima&raquo; dell&rsquo;Atletico Borgo Trieste. &laquo;L&rsquo;entusiasmo - dice - non mi &egrave; mai mancato, neanche nei momenti difficili. Le vetrine saranno anche diverse, ma il gruppo storico ha sempre lavorato con il vigore e la passione dei tempi migliori. Ve lo assicuro, lottare per restare in vita &egrave; stato coinvolgente e stimolante cos&igrave; come ai tempi della grande Scaligera. La speranza di tornare in serie A l&rsquo;abbiamo sempre avuta dentro, anche quando abbiamo creato la Sanzeno Basket. Anche se l&rsquo;importante, all&rsquo;epoca, era salvaguardare il settore giovanile. Adesso per&ograve; la mia memoria non pu&ograve; non andare indietro nel tempo. Mi viene in mente la vittoria della Supercoppa in casa della Stefanel Milano di Marcelletti. Bellissimo, cos&igrave; come arrivare a Verona con la Coppa Korac&raquo;.<br />All&rsquo;Atletico Borgo Trieste, con lui, c&rsquo;era Franco &laquo;Pedro&raquo; Paiola. &Egrave; arrivato alla Scaligera nel 1994 come responsabile del Minibasket, attivit&agrave; che ha sempre seguito, aggiungengendoci i compiti di segreteria in questi ultimi otto anni. &laquo;Tornare tra i professionisti - riferisce - &egrave; un traguardo che sognavo da tempo. Il presidente Vicenzi ha fatto un gran regalo a tutta la citt&agrave;, ma anche a noi. Dopo il fallimento abbiamo voluto fortemente portare avanti la societ&agrave;. Un giorno Vicenzi ci disse: &ldquo;Teniamo duro, teniamo accesa una fiammella&rdquo;. Ha avuto ragione lui&raquo;.<br />IL LAVORO DI BERTELLI. In questi anni di attesa, come prima, come dopo, c&rsquo;&egrave; sempre Marco Bertelli. Nella vecchia Scaligera era responsabile del settore giovanile, ma in questi anni ha assolto anche compiti amministrativi. Ed &egrave; l&rsquo;uomo che ha seguito direttamente le intricate operazioni che hanno portato all&rsquo;acquisizione dei diritti, prima di B2 con Cremona, ora di LegaDue con Pavia.<br />Rombaldoni&nbsp;ritrover&agrave; il massaggiatore storico della Scaligera Basket, Rolando Gazzieri, Rolly per tutti, ed i due medici di allora, Enrico Vittone e Paolo Cannas, che arrivarono insieme, per seguire il settore giovanile, nel 1988, poi la prima squadra sino al 2002, per tornarvi nel 2008, quando la societ&agrave; acquis&igrave; i diritti della B2. &laquo;La pallacanestro - spiega Cannas - &egrave; sempre stata parte importante della mia vita. Dove non sono arrivato come giocatore, dirigente e allenatore, sono arrivato da medico. Ricordo i legami instaurati con certi giocatori, Iuzzolino in primis. Ricordo come fosse adesso la finale nazionale juniores che perdemmo nel 1993 contro Caserta. C&rsquo;erano Mazzon in panchina e Nobile in campo. Cos&igrave; come splendido &egrave; stato vivere il momento pi&ugrave; alto della storia della societ&agrave;, quando vincemmo la Korac. Il basket e la Scaligera li vivi tutto il giorno, in ogni momento. Cos&igrave; &egrave; stato per me, in serie A cos&igrave; come nelle categorie inferiori&raquo;.<br />In sede non si vede, ma ad ogni partita &egrave; al PalaOlimpia: Pericle Manarini &egrave;, dal 1986, l&rsquo;addetto al tabellone elettronico, quello che segna i punti ad ogni canestro. Ha all&rsquo;attivo 475 partite al tavolo, di cui 250 consecutive. &Egrave; stato anche addetto agli arbitri, quando era possibile farlo in contemporanea con le gestione del tabellone.<br />IL RAGAZZINO AI TEMPI DI WILLIAMS. Nelle giovanili della vecchia Scaligera, giocava Giampaolo Cau. Ora &egrave; l&rsquo;osteopata della squadra. Anche Andrea Sordelli ha vissuto in giallobl&ugrave; gli anni del grande basket: ha giocato, infatti, nel settore giovanile della Scaligera fino al 1997. E aveva in mano lo spazzettone a bordocampo nel 1993 e &rsquo;94, ai tempi di Henry Williams.&nbsp;<br />Dal 1999 al 2001 &egrave; stato assistente al settore giovanile, nel 2002 capoallenatore sempre nel vivaio, dal 2004 al 2009 assistente in prima squadra e ora responsabile del settore giovanile. Ha allenato l&rsquo;Under 17 e l&rsquo;Under 19, entrambe vincitrici del titolo regionale sotto la sua guida.&nbsp;In sede, lui c&rsquo;&egrave; sempre.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Renzo Puliero - L'Arena</strong></p>]]></description>
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    <item>
      <title>Abrams, la Tezenis alla scoperta di un'altra America</title>
      <link>http://www.basketscaligero.it/Blog/ViewPost.aspx?pageid=6&amp;ItemID=1171&amp;mid=80</link>
      <pubDate>Thu, 29 Jul 2010 07:59:41 GMT</pubDate>
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      <description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando alla Scaligera arriva un nuovo americano nel ruolo di play guardia (A.J. Abrams l&rsquo;ultimo), l&rsquo;appassionato di basket spera sempre si tratti di un nuovo Henry Williams. O un Mike Iuzzolino. O un Louis Bullock. &laquo;High fly&raquo; &egrave;, tra i 48 stranieri che hanno vestito la maglia della Scaligera Basket, quello che maggiormente ha inciso sul rendimento della squadra con 2.569 punti in 110 partite (23.35 di media), Mike ha guidato la squadra al trofeo pi&ugrave; prestigioco (Coppa Korac), Louis all&rsquo;Eurolega. Abrams, agli occhi di Fadini e nei filmati visionati ripetutamente da De Raffaele, ha caratteristiche da gran tiratore. Abrams, insomma, fa canestro. Ed &egrave; quello che piace alla gente.<br />Sar&agrave; il 49&deg; capitolo di una storia cominciata nell&rsquo;estate del 1983, fatta non solo di giocatori statunitensi. Il grande pubblico, anche perch&eacute; la Vicenzi giocava a Padova, non ricorda il lungagnone americano Jim Johnstone, il primo acquistato dalla Scaligera Basket. Allora era Torresani il direttore sportivo che poi punt&ograve; su Marty Byrnes, guardia dotata di gran tiro (ma non era stato ancora inventato quello da tre). Il pubblico, invece, si affezion&ograve; a Jay Bilas e Scott Meents, presenti nel 1986-&rsquo;87 all&rsquo;esordio al PalaOlimpia nella Citrosil di Bertacchi, anche se si rivelarono giocatori mediocri. E vano fu il ricorso al canadese Leo Rautins per salvare una barca con troppe falle per non affondare.&nbsp;<br />Le cose cambiano decisamente con l&rsquo;arrivo di Andrea Fadini. Nel 1988-&rsquo;89 ecco Praja Dalipagic, 1.353 punti in 40 partite (33.8 di media), grandissimo. All&rsquo;epoca qualche idiota accusava Vicenzi di non voler giocatori di colore. La smentita arriva con James Bailey, nove anni di Nba alle spalle. Non render&agrave; secondo speranze, tanto da essere sostituito per otto partite da Bill Garnett. Alberto Bucci, l&rsquo;anno dopo, ha ancora Bailey in squadra, ma, complice un infortunio, James sar&agrave; poi tagliato a beneficio, dopo la parentesi Michael Henderson (ex Globetrotter, 5 partite in giallobl&ugrave;), di Greg Stokes, ex Cant&ugrave;. Ma lo straniero guida &egrave; Russ Schoene, 1.434 punti in 108 partite in tre stagioni. Quella 1990-91 &egrave; trionfale con promozione in A1 e Coppa Italia: con il &laquo;Grande Rosso&raquo;, c&rsquo;&egrave; Tim Kempton, solido centro che viene da Napoli. Purtroppo Russ si infortuna prima dei play off, sostituito per una partita dall&rsquo;inefficace Brian Martin (3 punti) e per quattro da Trevor Wilson, che fece innamorare di s&egrave; tante ragazzine.<br />Nel 1992-92 comincia il ciclo di Marcelletti. Arrivano Corey Crowder e Sly Gray. Il primo si fa male a Sassari ed ecco Henry Williams. Con Sly (1.457 punti in 89 partite) costituir&agrave; una coppia superlativa. Quando Gray si fa male, nella sfortunatissima Birex 1994-95, il sostituto non lo fa rimpiangere: &egrave; Bill Edwards (530 punti in 27 gare). L&rsquo;anno dopo, al posto di Williams, ecco Ryan Lorthridge. Ma dopo otto partite (171 punti con quello che, probabilmente, &egrave; il canestro pi&ugrave; spettacolare visto al PalaOlimpia: schiacciata all&rsquo;indietro), Ryan sbatte con la macchina. &Egrave; un &laquo;colpo di fortuna&raquo; per la Scaligera che chiama Mike Iuzzolino, un altro che, con 2.330 punti in 106 gare (22 di media) segner&agrave; la storia del club. Si fa male anche Gray, sostituito da Sebastian Neal. Nel 1996-97 con Iuzzolino c&rsquo;&egrave; Randolph Keys. Quando Mike va negli States per un intervento al piede e poi entra in &laquo;crisi mistica&raquo; (pare voglia chiudere col basket), Fadini chiama Corey Gaines. E dopo sei partite (110 punti), fa il colpo che porta la Scaligera in prima pagina sulla Gazzetta, portando in Italia Spudd Webb, il piccolo grande dell&rsquo;Nba, solo piccolo in Italia (tre partite, 38 punti). La parentesi &egrave; breve. Torna Iuzzolino e la storia giallobl&ugrave; riprende ad essere bella.<br />Nel 1997-98, Iuzzolino &egrave; italiano. Fa coppia con Myron Brown (28 gettoni, 382 punti) nell&rsquo;anno della conquista della Korac alla quale contribuiscono anche i comunitari Hansi Gnad e Joachim Jerichow. Non lasciano il segno gli stranieri del 1998-99: Eddie Elisma delude e dopo quattro partite cambia maglia, Conner Henry gioca tre partite, il comunitario Steven Hansell a novembre va a Pistoia. Marcelletti salta, arriva Rudy D&rsquo;Amico. C&rsquo;&egrave; bisogno di uno che faccia canestro e David Booth (425 punti in 20 gare) assolve il compito. Un po&rsquo; meno Dedric Willoughby (286 punti in 19).<br />Torner&agrave; Marcelletti. Che guida la squadra all&rsquo;inizio della stagione 1999-2000. Ma gli americani che ha non rispondono alle necessit&agrave;: Victor Page (8 gettoni) e Artie Griffin (14) lasciano presto il posto a due talenti come Louis Bullock (53 partite in due stagioni con 1196 punti) e Miroslav Beric (640 punti in 31 partite). Faina sostituisce Marcelletti e sar&agrave; semifinale scudetto e, l&rsquo;anno dopo, Eurolega, con i ritorni di Williams e Lorthridge e l&rsquo;ingaggio, per quattro partite, di Jermaine Jackson.<br />Ora c&rsquo;&egrave; ampio spazio per i comunitari e in squadra ci sono Corey Albano (73 gare in due anni), Martin Conlon (34 gare), Casey Schmidt, David Arigbabu e, per una sola partita, Oliver Braun. Fadini, dopo l&rsquo;esperienza in Eurolega, lascia la societ&agrave;, ormai passata nelle mani di Fiorillo.<br />Nella stagione 2001-2002 &egrave; Claudio Crippa a fare la squadra: gli americani sono Titus Ivory, Ryan Carroll e Henry Turner. In pi&ugrave; c&rsquo;&egrave; Diego Fajardo. La societ&agrave; &egrave; sulla strada del fallimento, gli stipendi non arrivano, Turner va a Milano e Fajardo in Spagna. Per avere sicurezza dei punti salvezza, nelle ultime partite arrivano Thomas Burrough (8 gettoni) e Lee Natham Higgs (9). La Muller si salva, ma la Scaligera di Fiorillo fallisce. Otto anni dopo, con Giuseppe Vicenzi, ricomincia la storia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Renzo Puliero - L'Arena</strong></p>]]></description>
    </item>
    <item>
      <title>Un po' Williams, un po' Iuzzolino: ecco A.J. Abrams</title>
      <link>http://www.basketscaligero.it/un-po-williams-un-po-iuzzolino-ecco-aj-abrams.aspx</link>
      <pubDate>Wed, 28 Jul 2010 08:29:13 GMT</pubDate>
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      <description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">A.J. Abrams, guardia-play di 182 centimetri, uscito da Texas University, &egrave; il primo giocatore americano della nuova&nbsp;Tezenis, il 49&deg; straniero nella storia della Scaligera Basket. Nato a Sherman (Texas) il 23 ottobre 1986, Adrian Glenn Abrams con Texas ha chiuso la stagione 2008-2009 con 37.7 minuti giocati, una media di 16.6 punti realizzati e il 39.6 per cento nel tiro da tre. A.J. detiene il primato di tutti i tempi della Big-12 per numero di triple messe a segno, un record toccato il 31 gennaio dello scorso anno. Lo scorso campionato ha firmato per il Trikalla, campionato di A1 greco, che ha lasciato a dicembre per i problemi finanziari del club. Dopo aver disputato tutto il pre-campionato, &egrave; stato uno dei migliori marcatori del campionato greco con 17.3 punti a partita. Ha poi proseguito la stagione in una lega minore americana.<br />Interessante rilevare come Abrams, nel 2006-2007, sia stato compagno di quintetto con Kevin Durant (seconda scelta assoluta Nba del 2007), il miglior realizzatore dell&rsquo;ultima stagione Nba con 29.8 punti di media con Oklahoma City Thunder; dal 2006 al 2008 compagno di quintetto di DJ Augustin, attuale playmaker degli Charlotte Bobcats; dal 2005 al 2009 compagno di quintetto di Danion James, recente prima scelta (numero 24) dei New Jersey Nets. Il padre di A.J. &egrave; un dirigente degli arbitri di college basketball ed era stato guardia del corpo del Governatore del Texas e presidente degli Usa, George Bush.<br />Adrian Glenn Abrams junior, alla Texas University, &egrave; stato inserito nel quintetto ideale nell&rsquo;anno da matricola, terminato con 6.4 punti segnati, 21.2 minuti giocati e tre assist.&nbsp;<br />Nella stagione da sophomore, ha giocato 35.5 minuti a gara con 15.5 punti realizzati e il 42.3 per cento nel tiro dalla lunga distanza, ricevendo anche la Menzione d&rsquo;onore della conference. Al terzo anno, per lui 16.5 punti e 35.9 minuti giocati, inserito nel secondo miglior quintetto della Big-12. A Texas &egrave; stato per tre anni compagno di squadra di Kevin Durant, ala di Oklahoma. Il suo modello &egrave; Allen Iverson, che lo ha ispirato nella scelta della maglia numero 3.<br />Sotto l&rsquo;aspetto tecnico, Abrams &egrave; un piccolo fromboliere, con un fisico da Iuzzolino e caratteristiche al tiro che fanno pensare a Henry Williams. Ha giocato ad altissimo livello all&rsquo;universit&agrave;, dove &egrave; sempre stato un leader. In carriera, ha solo sfiorato l&rsquo;Nba, per la stazza minuta che si ritrova. Pur essendo di bassa statura, pu&ograve; portare su palla e giocare da play, ma non &egrave; un regista. Come mentalit&agrave; &egrave; una guardia, fondamentalmente &egrave; un tiratore. Sono queste le caratteristiche che hanno impressionato Fadini che l&rsquo;ha seguito a lungo, in particolare l&rsquo;anno scorso quando Abrams si &egrave; allenato con i New Jersey Nets per la Summer League. Abrams si porta dentro il disappunto di non aver ancora giocato nell&rsquo;Nba e arriva, anche per questo, molto motivato: pu&ograve; giocare la carta europea per meritare un posto nel campionato pi&ugrave; bello e difficile del mondo, dove potrebbe, per&ograve;, giocare solo da play per la sua statura. Non a caso, nel formare il &laquo;pacchetto&raquo; degli esterni, la Scaligera Basket ha puntato su due giocatori come Rodolfo Rombaldoni e Giacomo Mariani di buona stazza fisica, che possano coesistere bene con Abrams.&nbsp;<br />I numeri di Abrams garantiscono per lui, cos&igrave; come il fiuto che Fadini ha sempre avuto nel &laquo;pescare&raquo; nel grande mare del basket americano dei giocatori in grado di essere protagonisti nel campionato italiano. Nel ruolo di Abrams, il pubblico del PalaOlimpia ha, via via, applaudito giocatori come Henry Williams, Ryan Lorthridge, Mike Iuzzolino, Louis Bullock e la speranza &egrave; che Abrams continui la tradizione delle grandi guardie che hanno vestito la maglia giallobl&ugrave;. Fadini avverte: &laquo;&Egrave; un giocatore che mi piace, che conosco bene e confido piacer&agrave; a tutti i tifosi e alla citt&agrave;, per&ograve; non ne voglio parlare troppo perch&eacute; non voglio arrivi con troppa pressione addosso&raquo;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Renzo Puliero - L'Arena</strong></p>]]></description>
    </item>
    <item>
      <title>Gueye, una firma iniziata in curva e finita a canestro</title>
      <link>http://www.basketscaligero.it/Blog/ViewPost.aspx?pageid=6&amp;ItemID=1164&amp;mid=80</link>
      <pubDate>Sat, 24 Jul 2010 11:57:34 GMT</pubDate>
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      <description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ousmane Gueye rimane con la Tezenis anche in Legadue. La Scaligera basket ha reso ufficiale il rinnovo del contratto con la guardia di colore, sesto miglior marcatore dello scorso campionato di serie A dilettanti con 16.43 punti di media a partita (58 per cento da due, 38 da tre, 74 dalla lunetta). Ousmane, 188 centimetri, giocher&agrave; cos&igrave; la sua quarta stagione consecutiva con la maglia di Verona dopo le otto trascorse nelle squadre del settore giovanile e nel campionato di C2 nel 2000-&rsquo;01 nella vecchia Scaligera basket. Ora lo attende la LegaDue, campionato che lo vedr&agrave; all&rsquo;esordio. Gueye coroner&agrave; cos&igrave; quello che &egrave; sempre stato un suo obiettivo sin da quando, cinque anni fa, era stato considerato da Caserta di Franco Marcelletti, ma non fu tesserato per il suo status di giocatore straniero.<br />Da tempo, il club giallobl&ugrave; aveva avviato le pratiche perch&eacute; fosse riconosciuta l&rsquo;italianit&agrave; di Ousmane anche dalla Federbasket. E proprio sabato scorso era giunta la tanto attesa notizia. Fadini, comunque, aveva pensato a Gueye come giocatore della nuova Tezenis anche come &laquo;passaportato&raquo;. Gueye, che ha compiuto 28 anni il 24 giugno, va indietro con la memoria. &laquo;I miei primi flash&raquo;, racconta, &laquo;corrono alle partitelle nei campetti di periferia quand&rsquo;ero bambino. Poi al settore giovanile della Scaligera, dove ho cominciato dal minibasket. Quando inizier&agrave; la prossima stagione non potr&ograve; fare a meno di guardare le tribune piene del PalaOlimpia e pensare che in mezzo a tutta quella gente, da piccolo, c&rsquo;ero anch&rsquo;io a fare il tifo per una squadra di cui ora faccio parte&raquo;.<br /><strong>Non era solo tifoso, Ousmane.<br /></strong>&laquo;Infatti. Mi vengono in mente tutte le partite in cui ero a bordo campo, a pulire il parquet sotto canestro con lo spazzolone. Sembrava di giocare con loro. Con Henry Williams, il primo fra i grandi della Scaligera che mi viene in mente. O con Lou Bullock, con cui poi ho avuto anche la fortuna di allenarmi&raquo;.<br /><strong>LegaDue significa entrare in un&rsquo;altra dimensione.<br /></strong>&laquo;Ho gi&agrave; visto diverse partite di Legadue. Penso di poterci stare anch&rsquo;io, viste le mie caratteristiche. Rispetto alla serie A dilettanti, questo &egrave; un campionato molto pi&ugrave; tecnico e tattico. Servir&agrave; entrare in uno schema di gioco ben definito e rimanerci. Adesso non si tratta pi&ugrave; di mettersi ad inventare, ci vorr&agrave; molta pi&ugrave; rigidit&agrave;: dallo studio dell&rsquo;avversario ai particolari da curare durante la settimana in palestra. La Tezenis mi d&agrave; la grande chance di misurarmi con un campionato professionistico ed io voglio sfruttarla fino in fondo. So di potercela fare e di poter dire la mia anche in LegaDue&raquo;.<br /><strong>Cosa si aspetta da questa nuova esperienza?<br /></strong>&laquo;Quello che mi aspetto da Verona &egrave; esattamente quello che la citt&agrave; vuole da noi. La gente al palazzetto c&rsquo;&egrave; sempre stata e ci sar&agrave; sempre per l&rsquo;amore che nutre per la pallacanestro. Voglio essere chiaro, per&ograve;. I tifosi non devono aspettarsi tutto e subito. La nostra dovr&agrave; essere una crescita graduale: importante sar&agrave; confermarci in Legadue e salvarci il prima possibile&raquo;.<br /><strong>La Scaligera di una volta era abituata a sorprendere Verona ed il basket italiano.<br /></strong>&laquo;La ricordo bene anch&rsquo;io la Verona che batteva Benetton e Buckler, che giocava le semifinali scudetto e lottava per le coppe internazionali. C&rsquo;ero al PalaOlimpia, anche se solo in curva o a bordo campo. Capisco cosa prova in questo momento la gente e penso di immaginarne i ricordi, visto che sono anche i miei. La squadra, per&ograve;, non dovr&agrave; mai perdere di vista la realt&agrave; di un campionato durissimo e pieno di difficolt&agrave;. Mettendoci tanta determinazione e umilt&agrave; fin dal primo allenamento&raquo;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Renzo Puliero - L'Arena</strong></p>]]></description>
    </item>
    <item>
      <title>«Verona per me è un vespino rosso e 3 anni durissimi»</title>
      <link>http://www.basketscaligero.it/Blog/ViewPost.aspx?pageid=6&amp;ItemID=1163&amp;mid=80</link>
      <pubDate>Fri, 23 Jul 2010 08:11:22 GMT</pubDate>
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      <description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Rodolfo&nbsp;Rombaldoni&nbsp;unisce la vecchia Scaligera - nella quale arriv&ograve; da ragazzo - alla nuova, dove torna da uomo e giocatore maturo. Dove eravamo rimasti?&nbsp;<br />&laquo;Alla salvezza conquistata a conclusione di un campionato tribolato ma, per certi versi, fantastico. La squadra di Lardo giocava bene, ci davano tutti per spacciati ma ce l&rsquo;abbiamo fatta. Era il mio primo campionato da titolare: avrei dovuto fare il secondo a Bullock, ma Lou non venne&raquo;.<br /><strong>Era il 2002, quasi dieci anni dopo il suo arrivo a Verona.</strong><br />&laquo;Ricordo tutto. Era l&rsquo;8 settembre 1993. Mia madre mi aveva svegliato alla sei del mattino e quando partii da casa, a Urbania, pioveva. Per me cominciava un&rsquo;avventura&raquo;.<br /><strong>Non aveva ancora 17 anni.<br /></strong>&laquo;Per me era tutto nuovo. Ricordo la rigidit&agrave; e la durezza negli allenamenti: i primi tre anni furono massacranti. Una volta preso il ritmo, tutto and&ograve; liscio. Ad allenarmi c&rsquo;erano Marcelletti, Mazzon e Barba che mi seguiva nella juniores&raquo;.<br /><strong>Dopo Verona, si &egrave; costruito altrove una buona carriera.<br /></strong>&laquo;Ho fatto la scelta di seguire l&rsquo;allenatore a Reggio Calabria perch&eacute; Lardo mi dava serenit&agrave;. Abbiamo raggiunto ottimi risultati ed ai playoff contro Treviso eravamo andati sul 2-0. Poi perdemmo, ma fu una bella soddisfazione&raquo;.<br /><strong>E con Fortitudo arrivarono Nazionale e scudetto.<br /></strong>&laquo;Fu un&rsquo;esperienza incredibile per me, cos&igrave; come quella in Fortitudo. Chi non &egrave; l&agrave; non pu&ograve; capire quanto sia pazzesco il tifo per l&rsquo;Aquila&raquo;.<br /><strong>In Nazionale gioc&ograve; la finale olimpica.<br /></strong>&laquo;L&rsquo;Italia fu la grande sorpresa ad Atene. Siamo passati dal dover lottare duramente per qualificarci a lottare per la medaglia d&rsquo;oro. Per&ograve; non ho mai avuto regali e se ho ottenuto certi risultati devo ringraziare me stesso&raquo;.<br /><strong>Quella finale &egrave; il suo ricordo sportivo pi&ugrave; bello?<br /></strong>&laquo;Indubbiamente. Per uno sportivo niente &egrave; meglio di una finale olimpica. Ho altri bei ricordi, come lo scudetto con la Fortitudo conquistato, ironia del destino, contro la Milano di Lino Lardo con un tiro di Douglas allo scadere. Porto tutto nel cuore, ma la finale di Atene &egrave; unica&raquo;.<br /><strong>Quale allenatore le &egrave; piaciuto di pi&ugrave;?<br /></strong>&laquo;Ne ho avuto tanti. Ognuno ha il suo lato forte, ma devo dire che Repesa, con il quale abbiamo vinto lo scudetto alla Fortitudo, &egrave; quello che mi ha impressionato di pi&ugrave; in campo: uomo di grandi conoscenze ed esperienza&raquo;.<br /><strong>Qual &egrave; stato il suo punto di riferimento come giocatore?<br /></strong>&laquo;Quando ho saputo che sarei tornato a Verona ho telefonato a Davide Bonora chiedendogli se mi lasciava la maglia numero 4. &Egrave; sempre stato lui il mio idolo. Quando sono arrivato a Verona c&rsquo;era lui e mi piaceva come giocava anche se io, come tipologia anche fisica, sono diverso. Mi ha sempre colpito la sua generosit&agrave; in campo, nonostante un fisico non eccellente. Anche se lui, ma s&igrave; scrivetelo, pensa di averlo&raquo;.<br /><strong>Che giocatore &egrave; diventato&nbsp;Rombaldoni?<br /></strong>&laquo;Penso di essere un buon giocatore di serie A: uno di squadra, non da statistiche. Mi piace fare la cosa giusta al momento giusto. Poi se capita di tirare e fare punti si &egrave; pi&ugrave; felici: ma se segni e non vinci capisci che conta niente&raquo;.<br /><strong>Il ricordo pi&ugrave; bello di Verona?<br /></strong>&laquo;Non &egrave; un qualcosa di sportivo, ma legato alla vita di tutti i giorni. Abitavo nella foresteria con altri giocatori: alla sera non si poteva uscire, era quasi una prigione. Poi la societ&agrave; l&rsquo;ha chiusa ed io sono andato ad abitare da solo a Chievo. Avevo un vespino rosso con il quale andavo in giro per Verona capelli (allora li avevo) al vento. Mi presi anche una broncopolmonite perch&eacute; dopo l&rsquo;allenamento me ne andavo via tutto sudato. Non vi dico quello che mi dissero gli allenatori... Quell&rsquo;anno &egrave; stato il pi&ugrave; bello fra tutti, per il senso di libert&agrave; e spensieratezza che provavo&raquo;.<br /><strong>Ha trascorso le ultime tre stagioni a Venezia.<br /></strong>&laquo;Tre anni fantastici. Sono arrivato che la squadra era in B1 e abbiamo fatto una promozione che ho sentito mia, col cuore. Poi l&agrave; &egrave; tutto molto romantico: la laguna, i canali, la gente. Sono rimasto molto legato&raquo;.<br /><strong>Dove nasce la scelta di Verona?<br /></strong>&laquo;Nel novembre dell&rsquo;ultima stagione mi ero operato ad un piede. Poi arriv&ograve; Mazzon, ma reduce dall&rsquo;infortunio non venni utilizzato molto. Ho voglia di riscatto e quando mi ha chiamato De Raffaele, dicendomi che puntava su di me, non ho avuto dubbi. &Egrave; sempre stato il mio sogno tornare a giocare a Verona e tornarvi nell&rsquo;anno del ritorno in serie A &egrave; ancora pi&ugrave; bello&raquo;.<br /><strong>Come ha conosciuto De Raffaele?<br /></strong>&laquo;Ci ho giocato contro tante volte, nei primi anni di Verona. Ricordo che giocammo i play off contro Pistoia: io portavo palla, lui mi lasciava andare e poi, da dietro, me la rubava. Poi l&rsquo;ho ritrovato avversario da allenatore e mi ha sempre colpito il suo modo strategico di affrontare la gara&raquo;.<br /><strong>Cosa ricorda delle due stagioni in LegaDue?<br /></strong>&laquo;Ho visto squadre molto equilibrate. Mai nessuna domina una partita, tutti possono vincere con tutti. Come intensit&agrave; non &egrave; la A1, ma in LegaDue ci sono tantissimi giocatori che poi vengono pescati in A1 l&rsquo;anno dopo: significa che il livello &egrave; buono&raquo;.<br /><strong>A cosa pu&ograve; aspirare la Tezenis?<br /></strong>&laquo;Dobbiamo vivere alla giornata, senza pressione: &egrave; forse questo il segreto per andare avanti il pi&ugrave; possibile. Ai tifosi garantisco un impegno al 100 per cento. Credo che al tifoso piaccia, soprattutto, che il giocatore sputi sangue in campo: se &egrave; cos&igrave;, accetta anche la sconfitta. Sar&agrave; nostro compito far avvicinare pi&ugrave; gente possibile al PalaOlimpia&raquo;.<br /><strong>E lei a cosa aspira?<br /></strong>&laquo;Ho recuperato bene dopo l&rsquo;operazione al piede e mi sento in ottima forma. A 33 anni non faccio programmi. Vedo anno per anno quali sono i miei stimoli, come va il mio corpo. Sicuramente il prossimo non sar&agrave; il mio ultimo anno&raquo;.<br /><strong>Ha firmato un contratto annuale con la Tezenis.<br /></strong>&laquo;Per me &egrave; un modo per rilanciarmi. Se le cose andranno bene, non avremo problemi a proseguire insieme&raquo;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Renzo Puliero - L'Arena</strong></p>]]></description>
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